Ogni tanto arrivano dati che vale la pena leggere con attenzione, perché non confermano quello che tutti dicono, ma mostrano quello che sta davvero succedendo.
Ahrefs Web Analytics ha monitorato 74.752 siti tra giugno 2025 e febbraio 2026. Non un campione piccolo, non un’analisi di settore verticale. Un campione ampio, con siti di categorie diverse, distribuiti in tutto il mondo. I dati che ne escono raccontano una storia più sfumata di quella che leggi nella maggior parte degli articoli sull’AI che uccide la SEO, o sulla fine di Google, o sul traffico che crolla.
Vediamola insieme.
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Il traffico totale: nessun crollo, ma un calo da capire
Il volume complessivo di visite mensili si è mantenuto tra 1,3 e 1,5 miliardi per tutto il periodo analizzato. Il dato di febbraio 2026 segna un calo rispetto a gennaio, ma c’è una spiegazione semplice: febbraio è il mese più corto dell’anno. Succede ogni anno, su ogni piattaforma. Non è un segnale strutturale, è stagionalità.
Detto questo, guardando il trend da giugno 2025 a febbraio 2026, la direzione generale è leggermente verso il basso. Non un tracollo, ma un’erosione lenta. Chi interpreta questo dato come “tutto va bene” ha torto. Chi lo legge come “è finita” ha torto uguale.
Google: ancora dominante, ma perde terreno mese dopo mese
A febbraio 2026, Google porta 385,5 milioni di visite, con una quota del 38,72% sul totale. Sembra tanto, ed è tanto. Ma a giugno 2025 quella quota era intorno al 42%. Tre punti percentuali persi in otto mesi non sono un dato neutro.
Il calo di febbraio (-10,9% rispetto al mese precedente) è in buona parte stagionale. La quota di mercato però non si recupera con la stagione: quella segue un andamento strutturale. Google resta il canale più importante, soprattutto in Europa, dove arriva al 44,81%, ma chiunque abbia un’azienda che dipende interamente dal traffico organico di Google dovrebbe tenere d’occhio questo dato.
Per i settori più vicini ai clienti che seguiamo, la situazione è ancora più chiara: nel comparto B2B e attività commerciali e industriali, Google copre il 32,4% del traffico tracciato. È il primo canale, ma non è l’unico che conta.
Il paid cresce. E non è una coincidenza
Il traffico a pagamento, come Google Ads, Meta Ads e simili, è passato da circa il 15% del totale a febbraio 2025 al 16,68% a febbraio 2026, con un segno positivo di +0,41%. È l’unico grande canale con una variazione positiva.
Non è difficile capire perché. Quando il traffico organico diventa meno prevedibile, molte aziende compensano aumentando gli investimenti in advertising. È una risposta comprensibile, ma non è necessariamente quella giusta, o non da sola.
Chi investe solo in ADS senza costruire una base organica solida resta esposto: i costi salgono, la concorrenza aumenta, e ogni euro investito vale meno del precedente. Il paid funziona, ma ha bisogno di un ecosistema che lo sostenga.
Il traffico diretto è quasi al livello della ricerca organica
Questo è il dato che sorprende di più: il traffico diretto, quello di chi digita l’URL o ha il sito nei preferiti, è al 39,23%, quasi identico alla ricerca organica (40,39%).
L’aumento del traffico diretto è una conseguenza diretta e molto comune dell’applicazione del GDPR e, più in generale, delle crescenti restrizioni sulla privacy (cookie banner, browser anti-tracking).
Quando i sistemi di web analytics, come Google Analytics 4 (GA4), non riescono a identificare la fonte di provenienza di una visita, la classificano per impostazione predefinita come “Diretta” (Direct)
Per molte PMI italiane questo è ancora un asset sottovalutato.
L’AI: piccola nei numeri, rilevante nella direzione
ChatGPT, Perplexity, Gemini, Claude e gli altri assistenti AI insieme portano 3,2 milioni di visite al mese, lo 0,25% del totale. È poco. Ma ci sono due cose che questi numeri non dicono da soli.
Prima: la quota AI è rimasta stabile anche durante il calo generalizzato di febbraio. Tutti gli altri canali hanno perso in termini assoluti. L’AI ha tenuto. Proporzionalmente, ha guadagnato terreno.
Seconda: Claude è cresciuto del 42,3% a febbraio rispetto al mese precedente. È l’unica piattaforma AI con un segno positivo. Parte da una base ridotta (circa 39.800 visite), quindi il dato va contestualizzato, ma la direzione è chiara.
ChatGPT rimane il principale assistente AI per traffico web con 2,8 milioni di visite (0,22%). Perplexity segue con 241.100 visite (0,02%).
Nei settori più rilevanti per chi fa B2B, ChatGPT raggiunge lo 0,5% della quota di traffico, il valore più alto tra tutti i comparti analizzati. Non è ancora un canale primario, ma è il settore dove la crescita AI è più evidente.
Cosa fare con queste informazioni
Tre indicazioni concrete, senza inutili allarmi e senza ottimismo artificiale.
Continua a investire in SEO organica. Google è ancora il canale principale, soprattutto in Italia e in Europa. Chi smette di presidiarlo pensando che “tanto arriva l’AI” fa un errore che pagherà nei prossimi 12-18 mesi.
Lavora sul brand, non solo sulle keyword. Il traffico diretto quasi pari alla ricerca organica è un segnale preciso: le aziende riconoscibili soffrono meno quando gli algoritmi cambiano. Costruire autorevolezza oggi significa avere un ammortizzatore domani.
Inizia a capire come funziona il traffico AI, anche se i numeri sono ancora bassi. Chi presidia questi canali adesso, attraverso contenuti strutturati, autorevolezza documentata, presenza nelle fonti citate dagli assistenti AI, avrà un vantaggio reale tra due o tre anni, quando quei volumi saranno cresciuti. Chi aspetta che i numeri siano “abbastanza grandi” per muoversi, partirà in ritardo.
Se vuoi capire come si distribuisce il traffico sul tuo sito specifico — da dove arriva, cosa converte, dove stai perdendo posizioni — possiamo farlo insieme. L’analisi preliminare è gratuita.
Scrivici a leo@galtarossa.net o chiama il +39 388 785 2650.


