Google resta il punto di riferimento per la ricerca online, ma qualcosa intorno sta cambiando in modo abbastanza rapido da non poter essere ignorato.
Quasi la metà dei consumatori statunitensi utilizza ormai TikTok come motore di ricerca e il dato è cresciuto di circa il 20% in soli due anni. Non è un fenomeno solo giovanile: il 55% dei millennial e il 40% della Generazione X hanno già usato TikTok per cercare informazioni.
Adobe Express ha pubblicato a inizio 2026 una ricerca su oltre 800 consumatori e 200 titolari di piccole imprese negli Stati Uniti. I dati fotografano un cambiamento nel modo in cui le persone trovano risposte online, questo ha implicazioni concrete per chi gestisce la presenza digitale di un’azienda.
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Perché le persone cercano su TikTok invece di Google
La domanda più utile non è “quante persone usano TikTok per cercare”, ma perché lo fanno. La risposta è abbastanza chiara.
I consumatori hanno scelto TikTok rispetto ai motori di ricerca tradizionali soprattutto per il formato video breve (26%), per gli aspetti narrativi (21%) e per le esperienze interattive (17%).
In pratica: su Google trovano un testo. Su TikTok trovano qualcuno che gli mostra come si fa. Per certi tipi di ricerca, come ad esempio una ricetta, un prodotto da acquistare o una soluzione rapida a un problema, il video è semplicemente più utile.
I contenuti che gli utenti cercano di più su TikTok sono i video tutorial (61%), seguiti dalle recensioni di prodotti (45%), dalle storie personali (41%) e dai consigli degli influencer (33%).
Il segnale più interessante: ChatGPT supera TikTok come alternativa a Google
C’è un dato nella ricerca Adobe che vale la pena isolare, perché dice qualcosa di rilevante sul presente e non solo sul futuro.
Il 14% dei consumatori si dice più propenso a usare ChatGPT piuttosto che Google come motore di ricerca. La percentuale è distribuita in modo uniforme tra le generazioni: Generazione Z al 12%, millennial al 15%, Generazione X al 15%, baby boomer al 14%.
Questo non è un dato giovanile. È un dato trasversale. Le persone si spostano verso strumenti in grado di dargli una risposta diretta senza dover navigare tra dieci siti, scegliere su quale cliccare, trovare le informazioni sepolte in mezzo alla pubblicità.
Per chi lavora sulla visibilità online di un’azienda, questo ha conseguenze dirette. Il tema non è solo ottimizzare per Google, ma costruire una presenza riconoscibile anche nei canali dove i propri clienti cercano, come TikTok, YouTube, ChatGPT, o qualunque piattaforma sia rilevante per il proprio settore.
Cosa stanno facendo le aziende (e dove faticano)
Il 58% dei titolari di piccole imprese ha già usato TikTok per promuovere la propria attività. Il 38% si è affidato a influencer di TikTok per vendere o promuovere prodotti nel 2026, rispetto al 25% del 2024.
L’adozione sta crescendo. Ma i problemi pratici restano.
La sfida principale segnalata dai titolari di impresa è convertire l’engagement su TikTok in vendite (38%), seguita dalla difficoltà di aumentare follower e tassi di coinvolgimento (36%) e dal costruire una presenza del brand coerente (31%).
È un problema che si sente spesso: i video ricevono visualizzazioni, magari anche commenti positivi, ma le richieste di contatto non arrivano. Il motivo è quasi sempre lo stesso, manca il collegamento tra il contenuto e un’azione concreta da compiere. Un video tutorial su TikTok che non porta da nessuna parte è visibilità fine a se stessa.
I titolari di aziende ritenevano che i loro contenuti su TikTok avessero ottenuto risultati migliori rispetto ai risultati di ricerca tradizionali soprattutto per le recensioni di prodotti o servizi (29%), i video tutorial (28%) e le storie personali (24%).
I contenuti che funzionano meglio su TikTok come canale di scoperta sono quelli più “umani”. Chi mostra come funziona davvero qualcosa, chi racconta un’esperienza reale, chi risponde a domande concrete, non i contenuti promozionali costruiti come spot pubblicitari.
Cosa significa tutto questo per una PMI italiana
Il mercato italiano ha dinamiche diverse da quello americano, e TikTok in Italia ha una penetrazione diversa rispetto agli Stati Uniti, in particolare tra i pubblici adulti. Questo va detto chiaramente.
Ma il segnale di fondo è lo stesso: le persone stanno diversificando il modo in cui cercano informazioni. Google resta dominante, ma non è più l’unico punto di contatto tra un potenziale cliente e un’azienda. YouTube, i social, le AI come ChatGPT stanno diventando parte del percorso di ricerca, anche per chi sta cercando un fornitore B2B, un prodotto specialistico o un servizio professionale.
Per le aziende che stiamo seguendo nei settori più competitivi, dall’e-commerce strutturato al B2B industriale, questo si traduce in un approccio che non si limita alla SEO su Google, ma considera dove si trova davvero il proprio pubblico online e quali contenuti lo convincono a fare il passo successivo.
Non è necessario essere su TikTok se il proprio target non ci sta. Ma è necessario sapere dove si trovano i propri clienti quando cercano quello che offri, e costruire una presenza coerente in quei luoghi.
Se vuoi capire su quali canali vale davvero la pena investire per la tua azienda, richiedici una consulenza gratuita. Partiamo sempre da un’analisi di mercato concreta, non da supposizioni.


