GEO: perché la maggior parte di quello che ti stanno vendendo non funziona

Negli ultimi mesi il mercato si è riempito di esperti di GEO (Generative Engine Optimization), cioè l’ottimizzazione per essere citati dai motori di ricerca basati sull’intelligenza artificiale come ChatGPT, Gemini o Perplexity. Consulenti, agenzie, articoli, checklist. Tutti con la ricetta giusta.

Il problema è che quasi nessuno spiega cosa sia davvero la GEO. E soprattutto cosa non è.


Cosa non è la GEO (e perché quasi tutti la spiegano male)

Se cerchi “GEO tactics” o “come farsi citare dall’AI”, trovi sempre le stesse indicazioni: aggiungi dati strutturati, scrivi risposte dirette, cura la domain authority, ottieni menzioni esterne, usa heading chiari. Magari aggiungi una pagina in formato Markdown, un file llms.txt, i “punti chiave” all’inizio di ogni articolo.

Sono consigli che non fanno male. Il punto è che sono SEO classica con un nome nuovo.

Nessuno di questi accorgimenti tecnici affronta il modo in cui i modelli AI decidono effettivamente quali brand citare. Le FAQ aggiunte in fondo a una pagina perché “aiutano con la GEO” non servono a nulla se non rispondono a domande che qualcuno si pone davvero.

I “punti chiave” all’inizio di un articolo migliorano la leggibilità, ma non ci sono prove che aumentino significativamente la visibilità nei risultati generati dall’AI.

Ancora peggio: alcuni stanno cercando di manipolare Reddit con account falsi e thread coordinati, nella convinzione che i modelli AI citino Reddit come fonte autorevole. È vero che lo citano, proprio perché contiene opinioni umane non filtrate. Ma le community di Reddit sono molto brave a smascherare questo tipo di campagne. Quando succede, il danno reputazionale è molto più grande di qualsiasi vantaggio in termini di visibilità.


Il vero problema: la coerenza del brand

I modelli AI non leggono solo il tuo sito. Raccolgono segnali da ogni posto in cui il tuo brand è menzionato: la homepage, i profili LinkedIn e Instagram, le recensioni su Google, gli articoli di terze parti, i thread sui forum. Tutto contribuisce a formare una rappresentazione del tuo brand nei dataset su cui questi modelli vengono addestrati o su cui si basano per rispondere.

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Se ognuna di queste superfici dice una cosa diversa, il risultato per il modello è rumore. Non riesce a costruire un’idea chiara di cosa fai, per chi lo fai e perché sei diverso dagli altri. E se non riesce a costruirsela, difficilmente ti citerà in modo coerente.

Un’analisi condotta su oltre 815.000 coppie query-pagina ha confermato un dato che vale la pena tenere presente: il segnale più forte per essere citati da ChatGPT non è la lunghezza del contenuto, né il numero di sottotitoli, né l’autorità del dominio. È la posizione nei risultati di ricerca (la SEO tradizionale) seguita da quanto il titolo della pagina risponde direttamente alla domanda dell’utente. Le “guide ultime” che coprono tutto lo scibile su un argomento performano peggio di pagine più corte e focalizzate su una singola risposta.

La ricerca ha anche trovato che le pagine sempre citate e quelle mai citate si assomigliano quasi in tutto, stessa lunghezza media, stessi punteggi di leggibilità, stessa authority. Quello che le separa è dove finiscono nei risultati di ricerca quando vengono recuperate. Il filtro principale, insomma, è la SEO.


Cosa conta davvero per essere citati dall’AI

Detto questo, c’è una dimensione della GEO che va oltre la SEO classica e che pochi stanno affrontando seriamente: la coerenza del posizionamento su tutti i canali.

Apri adesso la homepage del tuo sito. Poi il profilo LinkedIn della tua azienda. Poi la tua scheda su qualsiasi directory di settore tu abbia. Leggi la prima frase di ognuno. Se dicono cose diverse, come nella maggior parte dei casi, stai inviando segnali contraddittori a chiunque cerchi informazioni su di te, inclusi i modelli AI.

Il problema non è solo tecnico. È strategico. Chi si occupa del sito dice una cosa, chi gestisce i social un’altra. Il risultato è che il brand non ha una voce riconoscibile e coerente, e i modelli AI che cercano pattern ripetuti e consistenti per costruire una rappresentazione affidabile, faticano a capire cosa sei.

Un brand che nei risultati AI viene citato in modo stabile non sta facendo niente di particolarmente sofisticato. Sta dicendo la stessa cosa, ovunque, con la stessa chiarezza.


Cosa puoi fare concretamente adesso

Tre cose, senza bisogno di consulenti GEO specializzati.

La prima: fai una verifica della coerenza. Elenca tutti i profili e le superfici dove il tuo brand è presente (sito, LinkedIn, Google Business, directory di settore, eventuali schede su piattaforme di recensioni). Leggi la descrizione principale di ognuno. Dove non è allineata con quello che dici sulla homepage, aggiornala. Non serve riscrivere tutto: basta che il messaggio centrale sia lo stesso.

La seconda: smetti di scrivere contenuti che cercano di coprire tutto. Una pagina che risponde bene a una domanda specifica vale più di una guida da 4.000 parole che tocca tutto superficialmente. Questo vale per la SEO tradizionale, ma vale ancora di più per la visibilità nei risultati AI.

La terza: cura le fonti di terze parti. Recensioni, menzioni, articoli su altri siti, sono segnali che i modelli AI pesano quanto, se non più, di quello che scrivi tu sul tuo sito. Incoraggiare i clienti soddisfatti a lasciare una recensione reale, o ottenere una menzione su una testata di settore, ha un impatto concreto sulla tua rappresentazione nei sistemi AI.


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