Google ha fatto un altro passo decisivo nella trasformazione della ricerca online. A novembre 2025, gli annunci pubblicitari all’interno di AI Mode – l’interfaccia conversazionale basata su Gemini – sono usciti dalla fase sperimentale e sono ora visibili a tutti gli utenti.
Per le PMI italiane che investono in Google Ads, questo cambiamento segna un punto di svolta che richiede adattamenti immediati nelle strategie di acquisizione clienti.
I dati raccolti da esperti del settore come Greg Sterling e Brodie Clark confermano che il fenomeno non è più confinato a test limitati. Gli annunci compaiono integrati nelle risposte generate dall’AI, trasformando radicalmente il modo in cui gli utenti interagiscono con i contenuti sponsorizzati.
Indice dei contenuti
AI Overview vs AI Mode: due superfici pubblicitarie distinte
La confusione più comune riguarda la distinzione tra AI Overview e AI Mode. Molti utilizzano i termini in modo intercambiabile, ma dal punto di vista pubblicitario funzionano in modo completamente diverso.
AI Overview è il blocco riassuntivo che appare nella parte alta della pagina di ricerca tradizionale. Google genera una sintesi basata sui contenuti indicizzati e posiziona annunci sopra, sotto e ora anche integrati direttamente nel testo della risposta. Un utente che cerca “come pulire scarpe in camoscio” potrebbe vedere, all’interno del riassunto AI, un suggerimento del tipo: “Per la pulizia professionale, considera questo prodotto [Link Sponsorizzato]”.
AI Mode rappresenta invece l’interfaccia conversazionale completa, simile a ChatGPT ma integrata in Google Search. L’utente pone domande successive, l’AI risponde in modo articolato e gli annunci non sono banner statici ma appaiono come “Logical Next Steps” – passi successivi logici nel percorso dell’utente.


Questa distinzione ha conseguenze pratiche immediate per chi gestisce campagne. In AI Overview gli annunci competono ancora con risultati organici visibili. In AI Mode, gli annunci rappresentano spesso l’unico contenuto commerciale direttamente accessibile, poiché i link organici compaiono in posizioni meno prominenti o richiedono interazioni aggiuntive.
Come funzionano gli annunci in AI Mode
Gli annunci in AI Mode rappresentano un’evoluzione radicale rispetto alla pubblicità search tradizionale. Google sta trasformando l’annuncio da interruzione a suggerimento contestuale.
Il trigger conversazionale è la chiave. Se un utente chiede “Come organizzo un matrimonio economico?”, l’AI non risponde con banner generici ma costruisce una strategia completa. L’annuncio potrebbe apparire integrato nel flusso della risposta: “Per la location, potresti considerare questi agriturismi economici [Carosello Sponsorizzato]”. L’annuncio diventa parte della soluzione proposta dall’AI, non un elemento separato.
I formati visuali dominano questo nuovo ambiente. Shopping Ads e Performance Max (PMax) mostrano performance superiori perché l’utente in AI Mode si trova in modalità di “scoperta visiva”. Cerca ispirazione, confronta opzioni, valuta alternative. Gli annunci testuali semplici risultano meno efficaci perché l’utente non sta cercando una risposta specifica a una query ben definita – sta esplorando un territorio più ampio.
Il problema del reporting
La sfida più insidiosa per chi gestisce campagne Google Ads è l’impatto sul reporting. In AI Mode, ogni domanda di follow-up dell’utente viene trattata da Google come una nuova query.
Un utente che chiede “Quanto costa una pergola bioclimatica?” e poi prosegue con “E se volessi un modello 4×3 metri?” genera due query distinte nel sistema Google Ads. Il tuo annuncio potrebbe essere mostrato due volte durante la stessa conversazione, ma l’utente lo percepisce come parte di un’unica interazione.
La conseguenza diretta è un aumento apparente delle impression accompagnato da un calo del CTR (Click-Through Rate). Il denominatore cresce più velocemente del numeratore, facendo sembrare le campagne meno performanti di quanto siano realmente. Un account che gestiva campagne con CTR medio del 4-5% potrebbe vedere questo valore scendere al 3-3,5% senza che sia cambiato nulla nella qualità degli annunci o nella pertinenza delle keyword.
Attualmente, Google non offre una colonna specifica “AI Mode” nei report. I dati sono “annegati” dentro le metriche generali di Search o, peggio ancora, dentro le prestazioni Cross-Network. Questa mancanza di trasparenza rende difficile valutare l’effettivo valore del traffico proveniente da AI Mode rispetto al traffico search tradizionale.
Come governare il nuovo ecosistema
Non esiste un interruttore “opt-out” per AI Mode. Google ha reso chiaro che questa superficie pubblicitaria diventerà sempre più centrale nella strategia Search complessiva. Le aziende devono quindi adattarsi, non resistere.
Broad Match diventa obbligatorio per chi vuole visibilità in AI Mode. Gli annunci vengono attivati quasi esclusivamente dalla corrispondenza generica e dalle campagne Performance Max, perché l’AI deve interpretare l’intento conversazionale dell’utente, non matchare keyword esatte. Se le tue campagne si basano ancora principalmente su Exact Match e Phrase Match, stai perdendo una parte crescente delle opportunità.
Le negative keywords “di concetto” diventano fondamentali. Visto che AI Mode è conversazionale, devi escludere termini che indicano intenti puramente informativi. Parole come “storia”, “teoria”, “significato”, “definizione”, “spiegazione” vanno aggiunte sistematicamente alle liste di esclusione per evitare di pagare clic da studenti o utenti che stanno solo esplorando argomenti senza intenzione commerciale.
Per un cliente che vende pavimenti in resina, abbiamo costruito una lista di oltre 200 negative keywords concettuali che hanno ridotto del 30% i clic non qualificati senza impattare negativamente il volume complessivo di conversioni.
Formati vincenti: Shopping e Performance Max
I dati emergenti dalle prime settimane di rollout mostrano che Shopping Ads e Performance Max dominano AI Mode. Questi formati beneficiano di tre vantaggi strutturali.
Primo, forniscono informazioni visive immediate che l’AI può integrare naturalmente nelle risposte. Secondo, permettono a Google di mostrare più opzioni contemporaneamente attraverso caroselli, facilitando la comparazione. Terzo, sono già ottimizzati per utenti in fase di scoperta, esattamente il pubblico che utilizza AI Mode.
Per aziende B2C in settori visual come arredamento, abbigliamento o prodotti per la casa, Performance Max con feed prodotto completo rappresenta l’approccio più efficace. Per B2B e servizi, dove il feed prodotto è meno applicabile, campagne Search con Broad Match + Responsive Search Ads ottimizzati per intenti conversazionali funzionano meglio.
Costi e ROI, cosa aspettarsi
I primi dati sul CPA (Costo Per Acquisizione) in AI Mode sono contrastanti. Da un lato, la minore concorrenza iniziale e l’integrazione nativa degli annunci nelle risposte AI possono generare tassi di conversione superiori. Dall’altro, il fenomeno del query fan-out e la natura esplorativa delle ricerche possono diluire l’efficienza.
Rispetto alla Search tradizionale, AI Mode permette un Customer Lifetime Value (CLV) superiore del 30-40%, questo perché gli utenti che arrivano attraverso questa nuova tipologia di ricerca, risultano essere più informati, avendo esplorando maggiori opzioni e arrivano facilmente a decisioni più mature.
La chiave è non valutare AI Mode con le metriche tradizionali di efficienza campagna, ma con una prospettiva più ampia di valore cliente. Questo richiede integrazione profonda tra Google Ads e sistemi CRM per tracciare il comportamento post-conversione e calcolare il ROI reale.
Checklist per preparare le campagne
Per le PMI che vogliono ottimizzare le campagne per il nuovo ecosistema AI Mode, ecco le azioni prioritarie:
- Audit della struttura campagne: Identifica le campagne ancora basate esclusivamente su Exact Match. Crea varianti Broad Match parallele con budget test del 20-30% per valutare performance.
- Revisione asset creativi: Verifica che tutti gli annunci abbiano immagini di alta qualità, recensioni visibili, informazioni chiare su prezzi e disponibilità. Gli annunci solo testo vanno arricchiti con estensioni visive.
- Implementazione negative keywords concettuali: Costruisci liste di esclusione che filtrano intenti informativi non commerciali. Monitora settimanalmente i termini di ricerca per identificare nuovi pattern da escludere.
- Potenziamento tracking: Implementa parametri UTM personalizzati che permettano di segmentare il traffico AI Mode in Google Analytics. Configura obiettivi e conversion tracking che distinguano qualità oltre che quantità delle conversioni.
- Test budget allocation: Sposta progressivamente budget da campagne Search tradizionali verso Performance Max e campagne Broad Match ottimizzate per AI. Monitora impatto su volume conversioni e CPA complessivo.
Il futuro della pubblicità Search
La direzione è chiara. Google sta trasformando Search da motore di risposta a sistema conversazionale. La pubblicità si adatta a questo cambiamento, diventando meno intrusiva e più contestuale. Per le aziende, questo significa ripensare non solo le campagne ma l’intero approccio al marketing Search.
Le PMI che si adatteranno rapidamente a questo nuovo paradigma otterranno vantaggi competitivi significativi. La finestra di minor concorrenza si sta però chiudendo velocemente. Tra 6-12 mesi, AI Mode sarà saturo di inserzionisti e i costi saliranno inevitabilmente.
L’investimento in competenze specifiche per AI Mode – comprensione degli intenti conversazionali, ottimizzazione per Broad Match, asset creativi visuali, tracking avanzato – diventa prioritario per chi vuole mantenere efficienza nelle campagne Google Ads.
La nostra esperienza su centinaia di campagne in settori competitivi conferma che le aziende che agiscono ora, testano approcci, raccolgono dati e ottimizzano iterativamente costruiscono vantaggi duraturi rispetto a chi attende che il mercato si stabilizzi.
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